La storia di questo magnifico territorio.
In Maremma l’uomo e il territorio sono artefici di una storia antichissima dove gli Etruschi e poi i Romani hanno lasciato numerosissime tracce. Dopo gli Etruschi si avvicendarono le fattorie della colonizzazione romana e le grandi ville schiaviste della Repubblica. Franchi e Longobardi lasciarono pascolare qui le loro mandrie e fondarono borghi e fortilizi.
Nel Medioevo poi la paura di incursioni nemiche fece chiudere i borghi in rocche, così le grandi famiglie feudali, sempre in lotta fra loro, trasformarono i castelli in fortilizi. Giunsero poi altri dominatori. I potenti Senesi governarono la zona, ma il territorio in realtà era invivibile, pieno di acquitrini che rendevano i luoghi malsani. Vi si moriva a ritmi impressionanti di tifo e di colera, di peste e di malaria. Ai Senesi seguirono i Medici grandi signori della Toscana, che cercarono, ma senza troppo successo, di risanare il territorio. Piantarono anche in Maremma pinete salutari e resero demaniali le grandi foreste di querce.
Esaurita nel 1737 la nobile casata Fiorentina, l’impero Asburgico si affacciò in Toscana con la casata dei Lorena. Pietro Leopoldo, salito al trono, si adoperò subito per risanare più a fondo il territorio maremmano. Dopo il 1827 Leopoldo II di Lorena fece tracciare un catasto meticoloso e iniziò l’opera di bonifica. Poi, nel 1859, anche la Maremma venne annessa al Regno d’Italia e le opere di bonifica proseguirono. Dopo la rivoluzione risorgimentale, le grandi casate vollero che a completare la bonifica contribuissero ora le braccia dei contadini. La piccola proprietà venne affossata con insostenibili carichi tributari. In questo periodo si sviluppò il fenomeno del banditismo che ebbe come incontrastato protagonista il brigante Tiburzi che divenne in breve il re delle macchie La vita di Tiburzi è diventata leggenda e la sua fama di difensore dei poveri è giunta intatta sino ai giorni nostri. ll latifondo veniva condotto con tecniche di vera rapina nei confronti della terra, e dell’ambiente, al punto che i proprietari non ebbero più sufficienti capitali per reggere un territorio con la sua flora e la sua fauna millenaria e le sue irriducibili zanzare. Neppure il ventennio fascista, con tutti i suoi reclamizzati programmi di bonifica, riuscì a risanarla.
Passò la seconda guerra mondiale seguita da una vita modesta, fatta di poche e piccole cose quotidiane: gli asini nelle stalle, i bimbi nei vicoli, le massaie nelle povere case: vita tribolata, ma tutto sommato serena. Con la creazione dell’Ente Maremma, a metà del XX secolo, avvenimento importantissimo che modificò gran parte del territorio, nacquero strade, case e la fisionomia cambiò. Per più di un decennio l’Ente Maremma espropriò, frazionò, bonificò e trasformò tutta la provincia, assegnando terreni e case a una classe contadina che non era mai stata proprietaria di nulla. I risultati di questa lunga e faticosa opera ora bisogna constatarli di persona, con i propri occhi, non basta farseli raccontare.
A percorrere oggi questa pianura fertile, dove abbondano colture, strappate con le unghie alle malsane Maremme, affiorano i ricordi e i dolori del passato, ma anche una lunga, lunghissima storia piena di suggestione e di mistero.





